L’11 giugno 2026, durante una seduta alla Camera dei Deputati, il parlamentare del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri ha rivolto parole durissime alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di indossare le “ginocchiere” davanti al presidente americano Donald Trump e al premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’episodio ha scatenato immediate reazioni politiche, con il centrodestra compatto nel difendere la premier e richieste di provvedimenti disciplinari nei confronti del deputato.
Cosa è successo esattamente in aula
Silvestri, durante il suo intervento a Montecitorio, ha attaccato Meloni affermando che la presidente del Consiglio non avrebbe “rialzato la schiena” nei confronti di Trump e Netanyahu. L’espressione usata — le “ginocchiere” — è diventata rapidamente il centro dello scontro politico della giornata.
In pratica, Silvestri accusava Meloni di tenere un atteggiamento troppo subordinato nei confronti dei due leader stranieri, rinunciando a difendere con fermezza le posizioni italiane ed europee. Un’accusa politica pesante, ma espressa con un linguaggio che molti — anche nell’opposizione — hanno giudicato eccessivo per il contesto istituzionale.
Meloni ha risposto direttamente, sia in aula sia attraverso i suoi canali social. Su X ha scritto:
“C’è chi fa politica con gli insulti e la volgarità. E chi risponde con la propria storia”.
Alla Camera ha aggiunto di essere diventata presidente del Consiglio “senza aver indossato ginocchiere”, rovesciando l’accusa e trasformandola in un punto di forza della propria narrazione politica.
Chi è Francesco Silvestri
Francesco Silvestri non è un nome nuovo nel panorama del Movimento 5 Stelle. È considerato uno dei “grillini della prima ora”, ovvero uno di quei parlamentari che hanno seguito il M5S fin dalle origini del movimento fondato da Beppe Grillo.
La sua uscita in aula non è quindi un episodio isolato di un parlamentare di secondo piano: Silvestri è un esponente con una storia dentro il Movimento e le sue parole hanno dunque un peso politico preciso. Non si tratta di una gaffe occasionale, ma di un attacco costruito e deliberato alla figura della premier, scelto evidentemente come strumento di comunicazione politica.
Le reazioni: destra compatta, M5S sotto pressione
La risposta del centrodestra è stata immediata e corale. I parlamentari della maggioranza si sono schierati a difesa di Meloni, chiedendo provvedimenti formali contro Silvestri. Sul tavolo ci sono due ipotesi concrete:
- La sospensione dai lavori parlamentari, una misura disciplinare che può essere adottata dalla Camera in caso di comportamenti giudicati offensivi o contrari al regolamento.
- L’espulsione dal Movimento 5 Stelle, una sanzione interna che dipenderebbe dalla leadership del partito.
La destra ha presentato l’episodio come emblematico di uno stile politico — quello dell’insulto personale — che sarebbe contrario alla cultura istituzionale. Meloni stessa ha scelto di non rispondere sul piano della polemica spicciola, ma di rivendicare la propria storia politica come risposta alle accuse.
Dal lato del M5S, la situazione è più complessa. Il Movimento si trova in una posizione scomoda: da un lato, l’attacco a Meloni rispecchia le posizioni politiche del partito sulla politica estera italiana; dall’altro, il tono usato da Silvestri rischia di spostare il dibattito dalla sostanza delle accuse alla forma con cui sono state espresse — e questo è terreno sfavorevole per l’opposizione.
Perché questo episodio è politicamente rilevante
Lo scontro di oggi non è solo una questione di galateo parlamentare. Dietro le parole di Silvestri c’è una critica strutturata alla politica estera del governo Meloni, in particolare ai rapporti con gli Stati Uniti di Trump e con Israele durante il conflitto in Medio Oriente. Il M5S, su questi temi, ha assunto posizioni critiche nei confronti della linea governativa.
Il problema è che scegliere un linguaggio come quello delle “ginocchiere” in un contesto istituzionale formale — l’aula di Montecitorio — sposta inevitabilmente l’attenzione dal merito politico alla forma dell’attacco. In pratica significa che anche chi potrebbe condividere la critica di fondo alla politica estera di Meloni si trova a dover prendere le distanze dal modo in cui è stata espressa.
Per il M5S, questo crea un problema di immagine in un momento in cui il partito guidato da Giuseppe Conte cerca di accreditarsi come forza di opposizione seria e credibile, distante dagli eccessi polemici dei primi anni del movimento.
Cosa cambia concretamente
Per i cittadini, l’episodio non produce effetti diretti nella vita quotidiana. Sul piano politico, però, ci sono alcune conseguenze da tenere d’occhio:
- Se la Camera dovesse procedere con una sospensione formale di Silvestri, si creerebbe un precedente sul limite del linguaggio accettabile in aula.
- Il M5S potrebbe essere chiamato a prendere una posizione pubblica ufficiale sul comportamento del suo parlamentare, con possibili ricadute interne al partito.
- Meloni ha scelto di usare l’attacco come occasione per rafforzare la propria narrativa: una premier che risponde “con la propria storia” anziché con la polemica. Una mossa comunicativa che tende a consolidare il suo profilo istituzionale davanti all’opinione pubblica.
Il clima tra governo e opposizione, già teso su molti dossier — dalla politica estera alla gestione economica — si inaspisce ulteriormente. E le prossime settimane diranno se questo episodio resterà isolato o diventerà parte di uno scontro più ampio tra il centrodestra e il Movimento 5 Stelle.