Per la prima volta in modo esplicito, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato pubblicamente di voler “infrangere il tabù della destra al Quirinale“. Lo ha detto il 30 giugno 2026 ospite di Nicola Porro su Rete 4. È la prima volta che una leader di centrodestra afferma apertamente questa ambizione, aprendo una discussione destinata a durare fino al 2029, anno in cui scade il mandato dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Cos’è il “tabù” di cui parla Meloni
In Italia, il Presidente della Repubblica non è mai stato espressione diretta della destra politica. Nella storia repubblicana, il Quirinale è stato occupato quasi sempre da figure legate alla sinistra, al centro o a profili istituzionali considerati “super partes”, cioè al di sopra delle parti.
In pratica significa che: anche quando il centrodestra ha governato — come con Berlusconi negli anni Duemila — non è mai riuscito a portare un proprio candidato al Colle. I tentativi ci sono stati, ma si sono sempre scontrati con la necessità di trovare una maggioranza parlamentare molto ampia, che richiede voti anche dall’opposizione.
Meloni usa la parola “tabù” per descrivere questa situazione: una consuetudine non scritta, ma solida, che ha escluso la destra dalla presidenza della Repubblica per decenni.
Perché ne parla adesso, a tre anni dalla scadenza
L’elezione del nuovo Capo dello Stato è prevista per il 2029. Tre anni sembrano tanti, ma nel gioco politico italiano i grandi appuntamenti istituzionali si preparano con largo anticipo.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, dietro le dichiarazioni di Meloni ci sarebbe una strategia precisa. La presidente del Consiglio starebbe considerando due percorsi possibili:
- Candidarsi lei stessa al Quirinale, lasciando Palazzo Chigi prima della fine naturale della legislatura
- Sostenere la candidatura di Alfredo Mantovano, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, figura molto vicina a Meloni e considerata affidabile anche al di fuori del centrodestra
L’ipotesi di una “staffetta a Palazzo Chigi” — cioè Meloni che passa il governo a qualcun altro per correre al Quirinale — è quella che circola con più insistenza negli ambienti politici romani.
Chi è Mantovano e perché il suo nome circola
Alfredo Mantovano, 65 anni, è magistrato di lungo corso e politico di Fratelli d’Italia. Ha ricoperto ruoli istituzionali rilevanti sotto diversi governi ed è considerato una figura sobria, con un profilo tecnico-istituzionale. Queste caratteristiche lo rendono potenzialmente accettabile anche a una parte dell’opposizione, requisito fondamentale per eleggere un presidente.
Per essere eletti al Quirinale servono infatti i due terzi del Parlamento nei primi tre scrutini, e poi la maggioranza assoluta. Con i numeri attuali, il centrodestra da solo non ce la farebbe. Servirebbero convergenze esterne.
La frecciata a Vannacci: “Sta all’opposizione”
Nella stessa intervista, Meloni ha risposto in modo netto a chi le chiedeva del generale Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con la Lega e figura di punta della destra sovranista. Meloni lo ha collocato senza mezzi termini “all’opposizione“, segnalando una distanza netta.
È un segnale politico importante: Meloni vuole costruire un’immagine di candidatura al Quirinale — propria o di un suo uomo — credibile per tutto l’arco parlamentare, non solo per l’elettorato più di destra. Prendere le distanze da figure più radicali è parte di questa strategia di avvicinamento al centro istituzionale.
Le difficoltà della strategia: i numeri e gli alleati
La partita per il Quirinale non si gioca solo con le dichiarazioni televisive. Ci sono almeno tre ostacoli concreti:
- I numeri in Parlamento: il centrodestra ha una maggioranza solida a Montecitorio e Palazzo Madama, ma non sufficiente da sola per eleggere il presidente. Servirà almeno una parte del Partito Democratico o del Movimento 5 Stelle.
- La tenuta della coalizione: Lega e Forza Italia potrebbero avere preferenze diverse. Antonio Tajani, leader di Fi, e Matteo Salvini potrebbero non accettare passivamente la scelta di Meloni.
- Il contesto politico nel 2029: mancano tre anni, e molto può cambiare. Eventuali crisi di governo, elezioni anticipate o nuovi equilibri europei potrebbero ridisegnare completamente lo scenario.
Cosa cambia concretamente per i cittadini
Nel breve periodo, nulla. Il presidente Mattarella è in carica fino al 2029 e la sua presidenza prosegue regolarmente.
Nel medio termine, però, questa discussione avrà effetti reali. Il Presidente della Repubblica in Italia ha poteri significativi: nomina il presidente del Consiglio, può sciogliere le Camere, promulga le leggi e ha un ruolo di garanzia costituzionale. Chi siede al Quirinale influenza concretamente gli equilibri del paese.
Se Meloni dovesse lasciare Palazzo Chigi per candidarsi al Colle, si aprirebbe anche la domanda su chi guiderebbe il governo nella fase finale della legislatura. Una scelta che riguarderebbe direttamente la stabilità politica del paese e le politiche economiche e sociali degli ultimi mesi di mandato.
Per ora siamo nella fase delle dichiarazioni di intenti. Ma in politica, dichiarare un obiettivo è già il primo passo per costruirlo.
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