Un sisma devastante ha colpito il Venezuela nelle ultime ore, causando almeno 235 morti e 4.300 feriti. Tra le vittime accertate c’è anche un cittadino italo-venezuelano di 56 anni. La Farnesina — il ministero degli Esteri italiano — ha aperto una unità di crisi e segnala che molti connazionali non rispondono alle chiamate. I dispersi, secondo alcune stime, sono oltre 40mila.
Cosa è successo: due scosse in meno di un minuto
Il terremoto ha colpito il Venezuela con due scosse gemelle di magnitudo 7.2 e 7.5, a distanza di soli 39 secondi l’una dall’altra. L’epicentro si trova nella zona costiera dello Stato de La Guaira, vicino alla capitale Caracas.
L’ONU ha definito la situazione una “devastazione terrificante”. Si tratta, secondo i sismologi, del terremoto più forte che abbia colpito il Venezuela negli ultimi 125 anni.
Per capire la scala del disastro: nella sola area di La Guaira sono crollati oltre 100 edifici. Settantamila famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. I soccorritori scavano senza sosta tra le macerie, spesso a mani nude, per trovare persone ancora in vita.
Perché la situazione è così difficile da valutare
Il bilancio ufficiale — fornito dal ministro della Salute venezuelano Carlos Alvarado — parla di 235 morti e oltre 4.300 feriti. Ma gli esperti avvertono che questo numero è destinato a salire, anche in modo significativo.
Il motivo è tecnico ma importante: molte zone colpite sono ancora irraggiungibili. Le comunicazioni sono interrotte, le strade danneggiate, i soccorsi faticano ad arrivare. In pratica, in molte aree non si sa ancora cosa sia successo davvero.
Il Servizio Geologico degli Stati Uniti ha elaborato una stima preliminare del numero finale di vittime: tra 1.000 e 100.000 morti. È una forchetta enorme, proprio perché l’incertezza è ancora molto alta. Gli aiuti internazionali stanno arrivando da tutto il mondo, ma la logistica è complicata dalla situazione delle infrastrutture.
Gli italiani in Venezuela: 170mila passaporti, molti irreperibili
Il Venezuela ospita una delle comunità italiane più grandi del Sud America. Secondo le stime del governo italiano, nel paese vi sono circa 170.000 titolari di passaporto italiano. Si tratta in larga parte di italo-venezuelani, cioè persone che nel corso dei decenni hanno ottenuto la cittadinanza italiana pur vivendo in Venezuela, spesso grazie a origini familiari italiane risalenti alle grandi ondate migratorie del dopoguerra.
La Farnesina ha fatto sapere che sono in corso verifiche su tutti i connazionali potenzialmente coinvolti. Il problema è che molti di loro non rispondono al telefono. Questo può dipendere da vari fattori: le linee di comunicazione sono in parte interrotte, alcune persone si trovano in zone isolate, altre potrebbero essere ferite o intrappolate.
Tra le vittime accertate c’è già un cittadino italo-venezuelano di 56 anni, il cui nome non è stato reso noto. I dispersi italiani restano al momento una cifra non quantificata con precisione.
La risposta della Farnesina: cosa sta facendo l’Italia
Sul piano diplomatico e consolare, la Farnesina ha attivato le procedure di emergenza. In situazioni come questa, il ministero degli Esteri apre canali diretti con le ambasciate locali per raccogliere notizie sui cittadini italiani all’estero.
La dichiarazione ufficiale parla di “verifiche in corso” sugli italo-venezuelani colpiti. In pratica significa che i funzionari consolari stanno cercando di contattare le comunità italiane nelle zone colpite, raccogliendo informazioni caso per caso.
Al momento, però, non risultano annunci di missioni di soccorso italiane specifiche dirette in Venezuela, né dichiarazioni ufficiali del governo Meloni sulla risposta complessiva alla crisi. La situazione è in rapida evoluzione e le notizie potrebbero aggiornarsi nelle prossime ore.
Chi ha familiari in Venezuela e non riesce a mettersi in contatto con loro può contattare la Farnesina attraverso il numero di emergenza consolare: +39 06 3691 2200, attivo 24 ore su 24.
Cosa cambia concretamente per i cittadini italiani
Per chi ha parenti o conoscenti in Venezuela, la situazione è quella di una attesa difficile, aggravata dalla difficoltà di comunicare. Le linee telefoniche nelle zone più colpite sono in parte fuori uso.
Per i cittadini italo-venezuelani che si trovano nelle aree del sisma, l’accesso ai soccorsi dipende in larga misura dalla posizione geografica: chi è vicino alle zone ancora raggiungibili ha già ricevuto aiuti, chi si trova in aree isolate deve ancora aspettare.
Sul piano politico, nei prossimi giorni si capirà meglio quale ruolo vorrà assumere l’Italia nella risposta internazionale al disastro: se limitersi all’assistenza consolare, oppure inviare squadre di protezione civile o aiuti umanitari, come già avvenuto in passato per altri terremoti devastanti nel mondo.
Per ora, il bilancio è quello di una catastrofe ancora in corso, con un numero di vittime che quasi certamente crescerà nelle prossime ore.
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