Nucleare, Camera approva la legge: reattori dal 2034

La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare. Il voto, avvenuto il 4 giugno 2026, ha visto 155 deputati votare a favore. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato che i primi reattori potrebbero essere operativi tra il 2034 e il 2035. È una svolta storica per l’Italia, che aveva abbandonato il nucleare dopo i referendum del 1987 e del 2011.

Cos’è una legge delega e cosa autorizza davvero

Prima di tutto, è importante capire cosa ha approvato la Camera. Non è una legge che costruisce centrali. È una legge delega: in pratica significa che il Parlamento dà al governo il permesso di emanare, nei mesi successivi, una serie di decreti legislativi per regolamentare la materia nucleare in Italia.

In altre parole, si tratta del primo passo formale di un percorso lungo. Con questa legge, il governo potrà costruire il quadro normativo necessario: chi può richiedere autorizzazioni, quali enti controllano la sicurezza, come vengono coinvolti i territori, quali incentivi sono previsti per le imprese.

Solo dopo che questo quadro sarà completato si potrà passare alla fase concreta: la scelta dei siti, i bandi, la costruzione.

Di che tipo di centrali si parla: i piccoli reattori modulari

Il piano del governo non punta alle grandi centrali tradizionali, quelle che molti ricordano dalle immagini di Chernobyl o Fukushima. L’obiettivo è quello dei cosiddetti SMR, Small Modular Reactors, ovvero piccoli reattori modulari.

Si tratta di impianti di dimensioni ridotte rispetto alle centrali classiche, progettati per essere costruiti in fabbrica e poi assemblati sul posto. In pratica funzionano come una sorta di “mattoncini” energetici: si possono installare uno alla volta, a seconda del fabbisogno, invece di costruire un unico impianto enorme.

Questa tecnologia è considerata più flessibile e, secondo i suoi sostenitori, più sicura rispetto ai reattori di vecchia generazione. Tuttavia è ancora in fase di sviluppo in molti Paesi: nessun SMR di nuova generazione è ancora entrato in funzione su scala commerciale in Europa occidentale.

Quando arriveranno e quanto costeranno

Il ministro Pichetto Fratin ha indicato il periodo 2034-2035 come finestra per vedere i primi reattori operativi. È una stima ottimistica, che presuppone che tutti i passaggi procedurali — normative, autorizzazioni, scelta dei siti, costruzione — avvengano senza ritardi significativi.

Sul fronte dei costi, la legge delega non definisce cifre precise. Sarà nei decreti attuativi che si stabilirà come finanziare gli impianti: se con fondi pubblici, con capitale privato o con formule miste. Il tema è rilevante, perché in altri Paesi i costi di costruzione di impianti nucleari hanno spesso superato le stime iniziali in modo considerevole.

Per fare un confronto: nel Regno Unito la centrale di Hinkley Point C, avviata anni fa, ha visto i costi quasi raddoppiare rispetto alle previsioni originarie. È un precedente che molti esperti citano quando si parla di nucleare in Europa.

Il contesto politico: la lite nel governo sul gas russo

L’approvazione della legge arriva in un momento in cui all’interno della stessa maggioranza di governo si discute animatamente di energia. Nei giorni scorsi, il ministro Matteo Salvini aveva avanzato l’ipotesi di tornare ad acquistare gas russo per affrontare la crisi energetica, citando il fatto che altri Paesi europei come Francia e Spagna continuano a farlo.

La risposta del ministro Pichetto Fratin era stata netta e diretta: aveva definito l’idea, con parole non ufficiali ma riportate dai giornali, una scelta del tutto sbagliata. La tensione tra i due ministri della stessa coalizione mostra quanto il tema energia sia divisivo anche all’interno del centrodestra.

Il nucleare, in questo senso, viene presentato dal governo come una risposta strutturale e di lungo periodo alla dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, sia dal gas russo che dai combustibili fossili in generale.

Cosa succede adesso: il percorso al Senato e i decreti

Il testo approvato dalla Camera dovrà ora passare al Senato per la seconda lettura. Solo dopo l’approvazione definitiva di entrambe le camere, il governo potrà iniziare a lavorare sui decreti attuativi.

Questi decreti dovranno affrontare alcune delle questioni più delicate:

  • La scelta dei siti: dove si costruiranno i reattori, con quali criteri e come verranno coinvolti i comuni interessati
  • Le autorizzazioni ambientali e i controlli sulla sicurezza
  • La gestione delle scorie radioattive, tema su cui l’Italia è ancora in ritardo (il Deposito Nazionale per i rifiuti nucleari non è ancora stato costruito)
  • I meccanismi di incentivo per attrarre investitori privati

Cosa cambia per i cittadini italiani

Nel breve periodo, per le famiglie italiane non cambia nulla. Le bollette dell’energia dipendono ancora dal gas, dal mercato europeo dell’elettricità e dalle rinnovabili già in funzione.

Nel lungo periodo, se il piano verrà rispettato, l’obiettivo dichiarato è quello di ridurre la dipendenza energetica dall’estero e contribuire alla stabilità dei prezzi dell’elettricità. Il nucleare, una volta operativo, produce energia in modo continuo e con costi di esercizio relativamente stabili nel tempo, a differenza del gas, il cui prezzo è molto volatile.

Restano però aperte domande concrete per i cittadini: chi pagherà la costruzione? Ci saranno aumenti in bolletta nel periodo di transizione? E soprattutto, dove verranno costruiti questi impianti? Sono le risposte che i decreti attuativi — e il dibattito politico dei prossimi mesi — dovranno fornire.

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