Legge nucleare approvata alla Camera: cosa cambia ora

La Camera dei Deputati ha approvato il 4 giugno 2026 la legge delega sul nucleare. Il testo ha ottenuto 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti e ora passa al Senato per l’approvazione definitiva. Secondo il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, i primi reattori potrebbero essere operativi entro il 2034-2035.

Si tratta di un passaggio politico significativo: l’Italia non ha centrali nucleari attive dal 1990, dopo i referendum che ne decretarono la chiusura. Questa legge riapre formalmente la strada al nucleare civile nel Paese, con un focus particolare sui cosiddetti piccoli reattori modulari, noti come SMR (Small Modular Reactor).

Cos’è una legge delega e cosa autorizza davvero

È importante capire di cosa si tratta, per non confondersi. Una legge delega non costruisce nulla direttamente. Autorizza il governo a emanare decreti legislativi in un determinato ambito, stabilendo però dei principi e dei limiti entro cui muoversi.

In pratica significa che: il Parlamento dice al governo “puoi procedere su questo tema, seguendo queste regole”. Sarà poi il governo, nei mesi successivi, a scrivere le norme concrete su autorizzazioni, sicurezza, localizzazione degli impianti e tutto il resto.

Non è quindi ancora il via libera alla costruzione di una centrale. È il primo tassello legislativo di un percorso che, secondo le stime ufficiali, porterà ai primi reattori operativi non prima di una decade.

I piccoli reattori modulari: di cosa si parla

Il modello a cui punta l’Italia non è quello delle grandi centrali nucleari del passato — come quella di Chernobyl o di Fukushima, per intenderci. La legge guarda agli SMR, i reattori modulari di piccola taglia.

Questi impianti hanno alcune caratteristiche che li distinguono:

  • Sono molto più piccoli delle centrali tradizionali, con una potenza che va da poche decine a qualche centinaio di megawatt
  • Vengono prodotti in serie in fabbrica e poi assemblati sul posto, il che dovrebbe ridurre i costi e i tempi di costruzione
  • Secondo i sostenitori, hanno profili di sicurezza più avanzati rispetto alle vecchie tecnologie
  • Sono ancora in fase di sviluppo in diversi Paesi: nessun SMR di nuova generazione è ancora operativo su larga scala in Europa

Il ministro Pichetto Fratin ha indicato la finestra 2034-2035 come orizzonte per i primi impianti operativi in Italia. Una stima ottimistica, considerando che prima servono i decreti attuativi, le autorizzazioni, la scelta dei siti e la costruzione vera e propria.

La posizione del governo e le critiche dell’opposizione

Il ministro Pichetto Fratin ha commentato il voto parlando di una “scelta di concretezza, non ideologica”. La maggioranza di centrodestra ha esultato per il risultato, presentando la legge come un passo necessario per la transizione energetica e per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas.

Le opposizioni si sono schierate contro, con toni diversi. Il Partito Democratico ha parlato di “Parlamento marginalizzato” e ha tracciato una distinzione netta: “C’è differenza tra ricerca e propaganda”. La critica principale riguarda i tempi e le modalità: secondo i contrari, il dibattito parlamentare non è stato adeguato e i benefici concreti restano molto lontani nel tempo.

Gli astenuti — 8 deputati — hanno scelto una posizione intermedia, né a favore né contro.

Cosa succede adesso: il passaggio al Senato

Il testo approvato dalla Camera passa ora al Senato. Il governo punta ad ottenere il via libera definitivo prima della pausa estiva, seguendo il cronoprogramma annunciato nelle settimane precedenti dallo stesso ministro dell’Ambiente.

Se il Senato approverà il testo senza modifiche, la legge delega entrerà in vigore. A quel punto il governo avrà un lasso di tempo definito per scrivere i decreti attuativi, quelli che stabiliranno le regole concrete per costruire e gestire i nuovi impianti nucleari.

Se invece il Senato dovesse apportare modifiche al testo, la legge tornerebbe alla Camera per un ulteriore passaggio.

Cosa cambia concretamente per i cittadini

Nel breve periodo, per la vita quotidiana degli italiani, non cambia nulla. Le bollette di oggi non sono influenzate da questa legge, e i reattori di nuova generazione — ammesso che vengano costruiti — non sarebbero operativi prima degli anni Trenta.

Nel medio-lungo periodo, se il progetto andasse in porto, l’obiettivo dichiarato è quello di disporre di una fonte di energia a basse emissioni di CO₂ e non dipendente dalle forniture di gas, in particolare da quelle estere. L’Italia importa ancora una quota significativa del gas che consuma, e l’energia nucleare viene presentata dai suoi sostenitori come uno strumento per ridurre questa vulnerabilità.

Restano però aperti molti nodi: dove verranno costruiti gli impianti, chi li finanzierà, quali garanzie di sicurezza saranno previste e come verrà gestita la questione delle scorie radioattive — tema su cui l’Italia è ferma da decenni, senza ancora un deposito nazionale definitivo.

Il dibattito, insomma, è appena cominciato. La legge approvata oggi è un punto di partenza, non un punto di arrivo.

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