Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha aperto ufficialmente alla possibilità di tenere le primarie nel centrodestra, proponendo una rosa di dieci candidati da valutare entro luglio 2026. La notizia emerge dopo una cena politica durata tre ore al ristorante “Forte Garden”, dove i vertici della coalizione si sono confrontati sul percorso da seguire per scegliere il candidato comune. È un passaggio rilevante perché segna una svolta nel metodo di selezione tradizionalmente usato dal centrodestra, che raramente ha ricorso alle primarie per individuare i propri leader.
Cosa sono le primarie e perché il centrodestra le sta considerando
Le primarie sono elezioni interne a una coalizione o a un partito, in cui gli iscritti — o in alcuni casi anche i semplici simpatizzanti — votano per scegliere il candidato che poi si presenterà alle elezioni vere e proprie.
Il centrosinistra le ha usate più volte in passato, anche per scegliere i candidati alla presidenza del Consiglio. Il centrodestra, invece, ha quasi sempre preferito trovare accordi diretti tra i leader dei partiti della coalizione, senza coinvolgere direttamente la base.
Il fatto che La Russa — figura di peso di Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza relativa della coalizione — apra a questa strada è dunque una novità significativa. In pratica significa che, almeno in linea di principio, la scelta del candidato potrebbe essere affidata a un voto più ampio, non solo ai vertici dei partiti.
Chi sono i dieci nomi nella rosa e come funzionerà la selezione
Al momento i dieci nomi non sono stati resi pubblici in modo definitivo. La logica, secondo quanto emerso, è quella di “scremare” l’elenco dei papabili attraverso sondaggi e verifiche di consenso da completare entro la fine di luglio.
Si tratta di un metodo ibrido: non si parte da un confronto aperto tra tutti i possibili candidati, ma da una lista già selezionata dai vertici della coalizione, che viene poi sottoposta a una verifica più ampia. In pratica, prima i leader decidono chi merita di essere considerato, poi si sonda il gradimento.
Un elemento che emerge dalle discussioni è la disponibilità di Fratelli d’Italia ad accettare anche liste civiche, cioè candidature che non appartengono direttamente a un partito ma che possono raccogliere consensi trasversali. Questo apre la porta a profili tecnici o di area, non necessariamente militanti di partito.
Rimane aperto anche il “rebus Cottarelli”, citato come uno dei nomi che circola nel dibattito interno, anche se la sua posizione rispetto alla coalizione di centrodestra richiederebbe un chiarimento politico significativo.
Perché questa discussione è importante per la coalizione di governo
Il centrodestra governa l’Italia con una maggioranza che comprende Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Nonostante la solidità numerica in Parlamento, la coalizione deve affrontare un problema ricorrente: come gestire le ambizioni interne e trovare un accordo sui candidati alle elezioni locali e, in prospettiva, alle politiche.
Aprire alle primarie — anche solo come ipotesi — serve a più scopi contemporaneamente:
- Evitare stalli interni: quando nessun partito riesce a imporre il proprio nome, un voto aperto può sbloccare la situazione senza che nessuno perda la faccia.
- Mostrare unità alla base: coinvolgere i simpatizzanti nella scelta del candidato può rafforzare il senso di appartenenza alla coalizione.
- Rispondere all’opinione pubblica: in un momento in cui la partecipazione politica è in calo, le primarie danno l’immagine di una forza politica che ascolta i cittadini.
Allo stesso tempo, le primarie comportano rischi: possono acuire le divisioni interne, portare allo scoperto le tensioni tra i partiti e dare visibilità a candidati che poi risultano difficili da gestire.
Il ruolo di La Russa e il peso politico di questa apertura
Ignazio La Russa è uno dei fondatori di Fratelli d’Italia e una delle figure storiche della destra italiana. Il suo ruolo di presidente del Senato lo pone in una posizione istituzionalmente super partes, ma il suo peso politico all’interno del partito è indiscutibile.
Quando La Russa parla, lo fa con l’autorevolezza di chi ha contribuito a costruire il partito che oggi guida il governo. La sua apertura alle primarie non è quindi una dichiarazione di poco conto: indica che almeno una parte rilevante di FdI considera questa strada praticabile.
La cena politica al “Forte Garden”, durata tre ore su frittura di pesce e specialità di mare, è il tipo di appuntamento informale in cui i vertici della coalizione si parlano senza i vincoli della comunicazione ufficiale. Il fatto che da quella serata sia emersa questa apertura pubblica suggerisce che il tema è stato discusso seriamente.
Cosa cambia concretamente per i cittadini
Se le primarie si faranno davvero, i cittadini simpatizzanti del centrodestra potrebbero avere la possibilità di votare direttamente per scegliere il candidato della coalizione, invece di trovarselo già deciso dai partiti.
Questo non riguarda le elezioni politiche nazionali — dove il meccanismo è diverso — ma potrebbe applicarsi a elezioni regionali o locali in cui il centrodestra deve trovare un nome condiviso.
Nel breve periodo, l’effetto concreto è che entro luglio dovrebbe diventare più chiaro se questa ipotesi regge o se, come spesso accade in politica, viene accantonata a favore di un accordo tradizionale tra i leader. La rosa dei dieci nomi e i sondaggi previsti serviranno a capire se c’è davvero la volontà di procedere su questa strada o se l’apertura di La Russa resterà un segnale politico senza seguito immediato.
Per ora, la coalizione di governo si trova di fronte a una scelta di metodo che potrebbe avere conseguenze importanti sulla sua coesione interna e sulla sua immagine pubblica nei mesi a venire.
—