Picierno lascia il PD: crisi riformista nel partito di Schlein

Pina Picierno, eurodeputata e figura di riferimento dell’area riformista del Partito Democratico, ha annunciato oggi — 4 giugno 2026 — la sua uscita dal PD. Dopo anni di militanza, ha scelto di aderire al Pde (Partito Democratico Europeo), guidato da Sandro Gozi. Non è la prima a farlo: prima di lei avevano lasciato il partito anche Arianna Madia ed Elisabetta Gualmini, entrambe esponenti della stessa area politica.

Le ragioni dichiarate sono chiare: distanza crescente con la segretaria Elly Schlein e la sensazione che il PD non sia più uno spazio politico adatto ai riformisti di ispirazione liberal-europea.

Chi è Pina Picierno e cosa rappresenta nel PD

Pina Picierno è una politica napoletana, deputata e poi eurodeputata nelle file del PD. All’interno del partito ha sempre rappresentato l’ala riformista, quella che si rifà a una tradizione politica di centro-sinistra moderato, vicina ai valori dell’Unione Europea e distante dalle posizioni più a sinistra.

In pratica, nel PD convivono da sempre due anime: una più progressista e radicale, incarnata oggi da Schlein, e una più moderata, che guarda al modello dei partiti socialdemocratici europei. Picierno appartiene — o apparteneva — alla seconda.

La sua uscita non è un fatto isolato. È la terza esponente riformista in pochi mesi a lasciare il partito per lo stesso approdo: il Pde di Sandro Gozi.

Cos’è il Pde di Sandro Gozi e perché attira i fuoriusciti del PD

Il Partito Democratico Europeo (Pde) è una formazione politica di orientamento liberale e pro-europeo, guidata da Sandro Gozi, politico italiano con una lunga esperienza nelle istituzioni europee. Non va confuso con il PD italiano: sono due partiti distinti, con storie e collocazioni diverse.

Il Pde si posiziona in uno spazio politico che in Italia è storicamente poco presidiato: quello del riformismo liberale europeo, lontano sia dalla destra di governo sia dalla sinistra più tradizionale. È questo vuoto che, secondo chi lascia il PD, il nuovo polo intende occupare.

In pratica, chi si sposta in questa direzione sta dicendo: “Il PD di Schlein è diventato un partito troppo spostato a sinistra. Noi vogliamo stare in un’area diversa, più vicina all’Europa moderata.”

Perché Picierno ha rotto con Schlein: i motivi della rottura

Secondo quanto dichiarato da Picierno stessa, la decisione è stata “sofferta“, ma necessaria. I punti di attrito con la leadership di Elly Schlein sono stati molteplici e si sono accumulati nel tempo.

  • Il conflitto in Medio Oriente: uno dei temi più divisivi all’interno del partito. Le posizioni assunte dalla segreteria su Gaza e Israele hanno creato fratture significative tra le diverse anime del PD.
  • L’identità del partito: Picierno ha dichiarato che il PD “non è più inclusivo” per chi proviene dalla tradizione riformista. Un’accusa diretta alla direzione impressa da Schlein dalla sua elezione a segretaria nel 2023.
  • La distanza culturale e programmatica: più in generale, la percezione che il partito si stia muovendo in una direzione incompatibile con i valori liberal-europei che i riformisti considerano centrali.

Le tensioni tra Schlein e l’ala moderata del partito non sono nuove. Da quando la segretaria ha vinto le primarie nel febbraio 2023, battendo proprio il candidato dell’area riformista Stefano Bonaccini, il PD ha vissuto una coabitazione difficile tra le sue diverse componenti.

Il PD di Schlein: una crisi identitaria in corso?

L’uscita di Picierno, letta insieme a quelle di Madia e Gualmini, disegna un quadro preciso: l’area riformista del PD si sta organizzando fuori dal partito. Non si tratta di singole scelte individuali, ma di un movimento che sembra avere una direzione comune e un punto di arrivo identificato nel Pde di Gozi.

Questo pone una domanda concreta sulla natura del PD oggi. Il partito fondato nel 2007 dalla fusione di Democratici di Sinistra e Margherita ha sempre tenuto insieme culture politiche diverse. Con Schlein alla guida, una parte di quell’eredità — quella più vicina al cattolicesimo democratico e al liberalismo europeo — sembra non trovare più casa al suo interno.

Va detto che, per ora, si tratta di uscite individuali e non di uno smembramento organizzato. Il PD rimane il principale partito di opposizione in Italia, con una struttura radicata sul territorio. Ma il segnale politico è difficile da ignorare.

Cosa cambia concretamente per i cittadini

Per chi segue la politica italiana, questa vicenda ha alcune conseguenze pratiche da tenere d’occhio:

  • Lo spazio politico del centro-sinistra moderato si sta ridisegnando. Chi votava PD sentendosi vicino a una linea riformista ed europeista potrebbe nel tempo trovare nel Pde un riferimento alternativo.
  • Il PD perde esponenti con peso nelle istituzioni europee. Picierno era eurodeputata: la sua uscita non è solo simbolica, ma riduce la presenza del partito nel Parlamento Europeo.
  • Si rafforza l’idea di un nuovo polo liberal-europeo in Italia, ancora piccolo ma in crescita, che potrebbe cambiare i rapporti di forza nel campo dell’opposizione in vista delle prossime elezioni politiche.

Al momento, il PD non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’uscita di Picierno. La segreteria Schlein dovrà decidere come rispondere a questa ulteriore perdita nel suo fianco moderato — e se provare a fermare l’emorragia o lasciar sedimentare la nuova identità del partito.

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